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1918 un Lohner a Fano
 

 I due irredenti attorniati da ufficiali italiani
“ Il Secolo Illustrato del 15.09.1918”

Sono le ore 7 del mattino del 3 giugno, quando la difesa del porto lancia l’allarme per un aereo non identificato in avvicinamento.

I cannoni del 2° Treno Armato, preposto alla difesa della città, sono pronti a far fuoco, ma l’ordine tarda ad arrivare.

L’aereo si sta avvicinando a bassa quota, da bordo si fanno strani cenni ed è chiaro l’intento di ammarare.

Una volta in acqua l’idrovolante, un Lohner austriaco con la matricola L 127 sui fianchi, è raggiunto da una barca con militari armati che fanno scendere i due occupanti.

Nel porto di Fano
“ Il Secolo Illustrato del 15.09.1918”

Questi vestono la divisa della Imperial Regia Marina Austriaca ma parlano la lingua italiana; sono due motoristi d’aereo irredenti, Vincenzo Splivalo dalmata e Carmelo Foresti triestino, che hanno trafugato l’aereo dalla base di Lussin Piccolo dove svolgono il loro lavoro.

Da un successivo interrogatorio si apprendono i motivi della loro diserzione.

Le condizioni di vita e di lavoro sono piuttosto pesanti sia per le ristrettezze dovute alla guerra che per la loro condizione d’irredenti.

Inoltre il comportamento degli ufficiali verso la truppa è oltremodo autoritario tanto che nella vicina base navale di Pola, nel febbraio precedente, è già avvenuto un tentativo di rivolta da parte dei marinai.

Per questi motivi decidono di disertare fuggendo con l’unico mezzo disponibile; l’aereo.

Viste le favorevoli condizioni meteo programmano la fuga per l’alba di lunedì 3 giugno.

Verso le ore 5 si dirigono all’hangar giustificandosi con la sentinella di essere autorizzati alla preparazione degli aerei per la missione giornaliera.

In secco all’idroscalo di Ancona
“ Albatros di G. Milanesi “

La stazione ha solamente due aerei in dotazione.

Dopo aver sabotato il Lohner L 113 preparano per l’avviamento il motore del 127 e quindi lo fanno scendere in acqua.

La messa in moto provoca un rumore assordante che sveglia la guarnigione ma fortunatamente nessuno si insospettisce credendolo uno dei soliti voli.

Dopo qualche difficoltà con le onde marine, nessuno dei due ha il brevetto da pilota, riescono a decollare e con Splivalo ai comandi si dirigono verso il largo.

La traversata non presenta particolari difficoltà tranne l’incontro con un banco di nebbia.

All’arrivo sulla costa di Fano, onde evitare la reazione antiaerea, si abbassano di quota mentre Foresti dal sedile posteriore agita uno straccio bianco per far capire che non hanno intenzioni ostili.

Al Museo di Vigna di Valle nel 1993
“foto Lucci”

L’idrovolante ed i due irredenti sono portati all’interno del porto, mentre il Comando Militare di Fano invia un telegramma al Comando Marittimo di Venezia per informare del fatto ed attendere disposizioni.

In breve arriva la comunicazione che i due “matrosen” vengano scortati a Venezia per gli interrogatori, mentre il Lohner venga portato all’idroscalo di Ancona.

Poco più di un’ora dopo, un FBA decolla dall’idroscalo di Ancona alla volta di Fano.

A bordo vi sono il TV Aldo Pellegrini ed il STV Alberto Briganti, il primo comandante la stazione di Ancona ed entrambi piloti di idrovolanti, con l’incarico di recuperare il velivolo.

Dopo una sommaria istruzione sui comandi di volo, richiesta agli improvvisati aviatori, Pellegrini decolla verso mezzogiorno alla volta di Ancona scortato da Briganti ai comandi dell’ FBA.

Una volta all’idroscalo dorico, il velivolo nemico è tratto in secco e quindi ricoverato nell’hangar dove rimane per il resto della guerra, senza mai essere impiegato in volo.

Nell’immediato dopoguerra gli hangar militari dell’idroscalo di Ancona sono subito sgomberati e ceduti all’autorità portuale perchè necessari alla ripresa dei traffici marittimi.

Il Lohner viene ceduto alla città di Bari per il suo Museo Storico.

Vi rimane conservato fino al 1973, anno dello scioglimento dell’ Ente Morale del Museo.

Passa quindi in carico al Comune di Bari ed iniziano le solite peripezie nei magazzini comunali; in questo periodo avviene la perdita di molte parti importanti, come le ali superiori ed il motore.

Fortunatamente una foto di ciò che resta del Lohner, è pubblicata su di una rivista americana svelandone la presenza al mondo degli storici.

A questo punto interviene l’Aeronautica Militare, che nel frattempo ha allestito un suo museo, e nel 1978 ne ottiene l’affidamento per un suo restauro.

Nel corso dei lavori viene chiesto l’intervento del GAVS, nota associazione che si occupa di aerei d’epoca, che risale alle vicende dell’idrovolante e ne appronta uno studio coloristico.

Nel corso del 1988, completato delle parti mancanti e colorato come lo era al giugno del 1918, viene collocato tra la raccolta di aerei storici del Museo AMI di Vigna di Valle. 

 
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