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1993.96 - Ponte aereo Falconara Sarajevo
 

Aprile 1993 aerei sotto carico
“Foto Lucci”

Il Maresciallo Tito, presidente dittatore della Jugoslavia, muore nel corso del 1980.

Nel giro di pochi anni iniziano i moti indipendentisti dei vari stati che finora ne hanno fatto parte integrante.

Nella Bosnia Erzegovina un referendum del 29.02.1992 sancisce la volontà della popolazione per l’indipendenza.

A marzo scoppiano le prime ostilità tra le sue etnie, musulmana, serba e croata e l’esercito federale jugoslavo che, sotto stretto controllo dei serbi, cinge d’assedio la capitale Sarajevo.

Nel mese di aprile, un contingente militare ONU viene inviato in Bosnia per scongiurare una guerra aperta ed avviare una trattativa tra le parti in causa.

Allo stesso tempo inizia l’invio per via aerea, da Francoforte a Spalato e poi via terra fino a Sarajevo, di aiuti umanitari alle popolazioni.

 Merci in attesa di essere inviate in Bosnia
“Foto Lucci “

Dal 15 febbraio 1993, il ponte aereo si trasferisce sullo scalo di Falconara che, rispetto ai precedenti, offre un aeroporto con scarso traffico ma con attrezzature adeguate ed una minore distanza.

I primi voli umanitari decollano il giorno 23 con l’impiego di C 160 tedeschi e C 130 inglesi che nei voli di rientro portano a Falconara i feriti civili più gravi.

L’ONU impone in Bosnia una cosiddetta “no fly zone” interdetta ai velivoli serbi, ma questi rispondono con cannoneggiamenti sistematici delle città procurando nuove distruzioni.

Al momento l’emergenza è rappresentata dall’evacuazione dei feriti gravi e l’operazione, chiamata dalla stampa “operazione Irma”, ha un forte impatto mediatico.

Nella zona aeroportuale di Falconara viene allestito un ospedale da campo da parte della CRI italiana, per la prima accoglienza dei feriti per poi essere smistati in vari ospedali europei.

L’ospedale da campo n° 68 della CRI nel maggio 1994
“Foto Lucci”

L’arrivo dei feriti prosegue per tutto il rimanente scorcio dell’anno unitamente al consueto invio di derrate alimentari.

L’anno si chiude con una media di 300 voli mese anche con l’apporto di aerei americani, francesi e svedesi, proseguono con l’arrivo del 1994, nonostante siano fatti segno di qualche colpo di arma da fuoco leggera.

A febbraio un grave fatto acuisce la tensione già di per se alta; un colpo di mortaio  esplode nel mercato di Sarajevo facendo strage di cittadini inermi.

 

Il ponte viene momentaneamente sospeso ed i rapporti tra ONU e Serbia ( ex Jugoslavia) sono molto tesi tanto da sfociare in un combattimento aereo.

Per tutta risposta è posta sotto assedio anche la città di Goratze.

Il ponte continua, quando possibile, per tutto il corso dell’anno nonostante il braccio di ferro messo in atto dai serbi.

Si procede con l’invio di materiale, il rientro dei feriti ed i soliti colpi incassati dagli aerei.

Con il 1995 i voli aumentano di frequenza ed il piazzale di parcheggio di Falconara non è più sufficiente a contenere i grossi velivoli da trasporto.

La direzione dell’aeroporto mette in progetto un ampliamento e come misura tampone si estende il parcheggio anche alla zona in disuso dell’ Aeronautica Militare.

Ricordiamo che quello di Falconara è un aeroporto militare aperto al traffico civile.

 stemma dell’organismo ONU che ha gestito il ponte aereo
“Foto Lucci”

Nel frattempo, le organizzazioni dell’ ONU che aiutano la Bosnia sono salite a 5 ed alcune di queste noleggiano aerei civili per l’invio dei materiali di loro competenza.

Tra questi vi sono da annoverare alcuni Ilyuscin 76 di una compagnia ucraina.

A marzo viene chiuso e smantellato l’ospedale da campo della CRI a causa del suo elevato costo di mantenimento.

In Bosnia i combattimenti riprendono aspramente ed i serbi prendono in ostaggio 400 Caschi Blu dell’ ONU, poi successivamente liberati.

La tensione torna a salire, il ponte viene sospeso di nuovo e Falconara assume il ruolo primario di scalo per il transito di elicotteri ed aerei militari inviati per la protezione dei Caschi Blu in Bosnia.

Il ponte riprende il via a giugno, ma la lunga sosta comporta il deterioramento delle derrate rimaste ferme a terra.

Prende intanto il via un mini ponte umanitario al contrario, con destinazione Belgrado (Serbia).

E’ avvenuto che i croati di Bosnia hanno riconquistato la Krajna ed ora sono i musulmani di etnia serba ad essere in fuga e bisognosi di aiuto.

I voli per Belgrado vengono effettuati solo nel mese di agosto con l’impiego di aerei ex russi, un C 130 italiano ed uno olandese.

Finalmente in settembre, i negoziatori delle parti in guerra raggiungono un accordo sui futuri assetti territoriali della Bosnia, cosicché a Falconara transitano un gran numero di voli per il trasporto di queste personalità.

Il 21 settembre 1995 viene firmata la pace nella regione e per le strutture di Falconara inizia la smobilitazione in previsione d’inviare gli aiuti con una meno onerosa via terrestre.

L’ 8 gennaio 1996 sullo scalo marchigiano si tiene la cerimonia ufficiale per la chiusura del ponte aereo, poi ripetuta a Sarajevo il giorno seguente.

Alla fine di marzo, tutte le strutture allestite ad uso del ponte sono smantellate ed il Sanzio ritorna al solito aspetto di aeroporto civile.

Concludiamo con alcune cifre: il ponte e’ durato 1300 giorni ed aerei di venti nazionalità, in 12.900 missioni, hanno trasportato 160 mila tonnellate di materiali ed evacuato 1500 feriti.

Come paragone ricordiamo che il più famoso ponte aereo di Berlino del 1948.49, è durato solamente 450 giorni ma con la consegna di 1,6 milioni di tonnellate in 200.000 missioni.

 
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