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Belforte all'Isauro - Archeologia Aeronautica
 
Un B 17 del 97° ripreso in volo quando  il Gruppo era basato sugli aeroporti tunisini.

I fatti risalgono all’estate del 1994.

Un amico appassionato di trekking mi telefona tutto emozionato: “nella zona del Carpegna ho trovato un’ala di un Mustang”.

Incredulo per la enormità del ritrovamento organizzo subito un sopralluogo con alcuni amici.

Raggiungiamo una zona impervia tra la Toscana e le Marche dove e’ molto difficile stabilire i confini e precisamente nel paesino di Monterone in provincia di Arezzo.

E qui vediamo la famosa ala che non è tale, come temevo, ma un brandello di circa un metro quadrato sicuramente appartenuta ad un aereo.

E’ all’interno di un pollaio e serve a coprire… un buco nella rete metallica.

Il proprietario ci dice essere appartenuta ad un grosso aereo caduto nella zona e affascinato dalle nostre disquisizioni si dice disposto a regalarcela.

Nel prelevarla dall’ inconsueta posizione la giriamo e con somma meraviglia vediamo che conserva ancora deboli tracce di colore.

Luoghi dove sono caduti i resti del B 17 F sn 425875

Ad una più attenta vista si può ben distinguere i colori rosso, blu e bianco che potrebbero corrispondere ad una coccarda americana della prima maniera appartenuta ad un bombardiere.

Incuriositi ci mettiamo in giro per i paesini a fare domande per saperne di più.

Il primo indizio certo lo ricaviamo dal libro dei morti della parrocchia di Belforte all’ Isauro (PU); risulta che il 29 novembre 1943 sono stati seppelliti sette corpi dell’equipaggio di un aeroplano.

Di questo evento non troviamo traccia nell’archivio comunale.

Dopo aver interrogato diverse persone del posto riusciamo a sapere che le salme furono sepolte nel vicino cimitero di Campo, sempre nel territorio comunale.

Ci dirigiamo verso questo cimitero posto sopra un cocuzzolo per cercare un’eventuale traccia della sepoltura.

Prima di salire ci fermiamo in un bar per rifocillarci ma soprattutto per abbassare l’adrenalina che sta raggiungendo livelli preoccupanti.

Approfittiamo della sosta per attaccare bottone con la barista; per un colpo di fortuna entriamo in contatto con la persona forse più informata sui fatti.

La posizione del piccolo cimitero di Campo ci mostra le asperità del luogo - “foto Lucci”

Ormai in possesso di notizie più certe ci dirigiamo verso il cimitero.

Si rivela un piccolo cimitero di campagna eretto in un posto molto isolato ed impervio; come pensavamo non troviamo traccia della sepoltura anche perchè ormai sappiamo che le salme sono state traslate al cimitero di guerra di Montecchio.

Proseguiamo sulla stradina di montagna per recarci alla casa del signor Zeno.

Appena arrivati capiamo di essere nel posto giusto: in terra, usata dal cane come abbeveratoio, riconosciamo una grossa ogiva di quelle che abbiamo visto sulle foto dei B 17.

 

Entrati in confidenza con il signor Zeno questi ci racconta che al momento del fatto era un bambino, ma ricorda tutto perfettamente.

Sul finire del 1943 un grosso quadrimotore, dopo essere stato attaccato da alcuni caccia, esplose letteralmente nel cielo sovrastante la sua casa.

Il cielo si riempì di frammenti in fiamme alcuni dei quali caddero a ridosso della sua abitazione.

Ricorda anche diversi paracadute che scendendo si dispersero nelle vicine colline.

Uno dei grossi motori precipitò in un calanco a poche decine di metri da lui sprofondando nel terreno.

Recuperato alcuni anni dopo richiese l’intervento di diverse coppie di buoi.

Ormai certi di aver saputo tutto il possibile torniamo verso casa con a bordo il prezioso reperto.

Per la cronaca non siamo riusciti ad arricchire il “carniere” con l’ogiva.

Durante il viaggio di ritorno facciamo mente locale sul come iniziare una ricerca per risalire alla missione, reparto ed equipaggio ben sapendo che ciò richiederà del tempo.

La sezione di fusoliera del bombardiere così com’e’ attualmente conservata -  “foto Bonacorsi “

La missione di bombardamento inizia all’alba del 27 novembre 1943 con il decollo dei B 17 F dall’aeroporto di Depiemme in Tunisia.

Appartengono al 97° Bombardment Group della 15° Air Force USAAF.

Di certo partecipano gli Squadron 340 – 342 – 414 tutti equipaggiati con B 17 F e con equipaggio di 10 aviatori: il bersaglio è lo scalo ferroviario di Rimini.

Le bombe iniziano a cadere sull’obiettivo da metà mattinata ed alle 13,00 i bombardieri invertono la rotta per rientrare alla base.

Dopo una ventina di minuti di volo sono attaccati da numerosi caccia del tipo Me 109 e coloro che ne fanno le spese sono quelli rimasti indietro rispetto al grosso della formazione.

Nel corso dello scontro sono abbattuti due B 17: il sn 4230705 va a schiantarsi nelle vicinanze di Città di Castello e solamente due aviatori sopravvivono dopo il lancio.

Il secondo è il nostro aereo: il sn 425875.

Poco prima dell’obiettivo di Rimini un motore entra in avaria ed il comandante è costretto a chiuderlo  mettendo l’elica in bandiera.

Questo comporta una perdita di velocità rispetto al resto della formazione, quindi sgancia le bombe in un solo passaggio sull’obiettivo invece dei due previsti.

Durante la rotta di ritorno, con solo tre motori funzionanti, ha una velocità inferiore agli altri rimanendo indietro ed isolato ed e’ per questo motivo che attira l’interesse dei caccia.

Tre caccia lo attaccano dal retro con una pioggia di proiettili.

I colpi incassati sono devastanti tanto che il mitragliere di coda non risponde al fuoco e tre motori sono avvolti dalle fiamme.

I caccia se ne vanno e quattro paracadute si aprono nel cielo.

Immediatamente dopo il lancio l’aereo esplode in un mare di fiamme.

Dei quattro lanciati solamente tre riescono ad arrivare salvi in terra; il quarto paracadute prende fuoco colpito da un rottame incandescente.

Questo ultimo orrendo particolare è ricordato anche dal signor Zeno.

Ricordiamo i nomi dell’equipaggio:

Kloch J. – Withers J. – Brown W. (sopravvissuti ) Elmore H. primo pilota – Lignoul A. secondo pilota – Reed L. – Mcmillan J. – Lentz R. – Irwin H. – Gesso T. ( deceduti )

 
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