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De Bosis Lauro
 

 Lauro De Bosis ritratto verso la fine degli anni venti.
(tratta dal libro Ali contro Mussolini di F. Fucci)

Nasce in Ancona il 9 dicembre 1901 in una famiglia agiata e culturalmente molto elevata.

Il padre Adolfo, oltre che persona integerrima ha la vocazione della poesia e della letteratura, pubblica pregevoli lavori ed ha profonde amicizie con la Duse, Carducci e Pascoli.

La mamma, americana di nascita, non è da meno del marito.

Pertanto Lauro, ultimo di sette fratelli, trascorre la sua infanzia tra cultura e amore per la libertà.

Dopo la laurea segue le orme paterne dedicandosi alla letteratura.

Ben presto inizia a frequentare gli Usa dove la sua istruzione e la conoscenza della lingua gli aprono molte porte.

E’ in questo paese che inizia a rendersi conto di quello che sta avvenendo in Italia dopo l’ascesa al potere del fascismo.

Nel 1928 e’ sottoposto a forti pressioni e finisce per accettare la carica di segretario della Società Italia America di New York.

Rimane in carica per due anni svolgendo un’ intensa attività ma accorgendosi anche che questa Società sta diventando uno strumento del fascismo.

La sua maturazione di oppositore al regime e’ ormai completa ed il ruolo che ricopre lo fa sentire a disagio.

Nell’estate del 1930 rientra in Italia ed inizia un’attività di propaganda clandestina.

Ad ottobre torna negli Usa per dimettersi cercando di entrare nella Lega per l’ Educazione Internazionale cosa che gli avrebbe permesso di viaggiare con una buona copertura.

Ma il suo ingresso è condizionato dal benestare delle nostre autorità e per questo motivo scrive una lettera all’ambasciatore italiano di New York professando fedeltà al regime.

In attesa della nomina rientra in patria ma è ancora in navigazione, quando gli giunge la notizia che sua madre e due fratelli sono stati arrestati dalla polizia fascista.

In una profonda crisi morale prima si rifugia in Inghilterra e poi in Francia, aiutato da altri italiani contrari a Mussolini.

Intanto nel processo ai familiari è resa pubblica la sua lettera di fedeltà al regime; questo lo umilia ed inizia a concepire un gesto eclatante che lo possa far  riscattare.

Nell’ambiente dei fuoriusciti trova sostegno e fondi per mettere in pratica il suo piano segreto : un volo sopra Roma con lancio di manifestini inneggianti la libertà.

Per sostenersi lavora come portiere in un albergo parigino e le sue ore libere trascorrono tra lezioni di pilotaggio e l’organizzazione segreta del volo.

Si brevetta il 24 maggio 1931.

Il volo su Roma e’ previsto per il seguente luglio con decollo dalla zona della Corsica detta Ghisonaccia mentre l’aereo scelto, già carico con i manifestini, proviene dall’ Inghilterra ai comandi di un ignaro pilota.

Purtroppo al momento dell’atterraggio si rompe una gamba del carrello, l’aereo si distrugge facendo svolazzare nell’aria i manifestini.

Il sogno e’ infranto ma soprattutto viene svelato il suo intento, finora tenuto segreto tra mille difficoltà.

Per sviare le indagini si rifugia in Svizzera.

I suoi sostenitori non lo abbandonano e trovati nuovi fondi si mette alla ricerca, stavolta in Germania, di un aereo più adatto per tentare di nuovo l’impresa: e’ un Klemm da turismo con matricola D 1783, con un’ autonomia di 10 ore di volo.

In addestramento sul campo d’aviazione di Monaco
(tratta dal libro Ali contro Mussolini di F. Fucci)

Tra molte accortezze riesce ad approntare un quantitativo doppio di manifestini modificandone il testo.

Stavolta il decollo e’ stabilito da Marignane nei pressi di Cannes dove due piloti tedeschi arrivano con l’aereo.

Lauro parte il 2 ottobre da Marsiglia in auto portando con se i manifestini.

Nella notte precedente al volo completa la stesura del manoscritto “Storia della mia morte” che si rivelerà in seguito come uno dei documenti più lucidi e commoventi della storia dell’antifascismo.

In tutta fretta e con l’aiuto dei piloti fa benzina, carica i manifestini e si avvia al decollo tra le avvertenze di travasare il carburante dai serbatoi, pena l’arresto del motore.

Gli addetti dell’aeroporto registrano le 15,15 come ora del decollo ufficialmente con meta Barcellona. 

Dopo cinque ore di volo sul mare e pochi minuti dopo le 20 e’ su Roma.

Il sole e’ tramontato ma ha ancora a disposizioni diversi minuti di luce.

Individuato il centro storico inizia il lancio dei manifestini da una quota di 300 metri.

Per una mezz’ora circuita sulla capitale dopo di che mette la prua verso il mare con l’intento di tornare in Corsica, ma nella notte esaurisce il carburante e scompare nelle acque del Tirreno.

Le cause del tragico epilogo vanno ricercate nella sua scarsa esperienza di volo ed al carico incompleto di carburante effettuato dagli ignari piloti tedeschi, certi di un volo ben più corto.

I manifestini cadono esattamente nel centro di Roma e sono raccolti e letti nonostante i gendarmi inviati in tutta fretta ad intercettarli.

Lauro si e’ intrattenuto sul cielo della città per più di trenta minuti ma i caccia dei tre aeroporti cittadini non intervengono.

Solamente alle 21 due di questi decollano nell’ormai impossibile compito di abbatterlo.

Le autorità imbavagliano la stampa tanto che la notizia è data con due giorni di ritardo e ridotta a poca cosa.

Invece la stampa estera riserva al fatto ben altra importanza; il volo è minuziosamente ricostruito e per la prima volta è citato il nome del pilota.

Il 5 ottobre un plico, spedito da De Bosis alla vigilia del volo, raggiunge un collaboratore in Belgio; contiene il manoscritto del suo testamento morale.

Il giorno seguente e’ interamente pubblicato dal quotidiano di Bruxelles Le Soir.

Il Times di Londra commenta; finchè ci saranno uomini come Lauro De Bosis il riscatto della civiltà e’ assicurato. 

 

 

 
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